Tim Glover, americano di San Francisco, laureato in chiropratica presso il Palmer College Davenport, Iowa. Ci presentiamo nel suo studio per intervistarlo e scopriamo un mondo nuovo. Sì, perché la chiropratica è presente in Italia da oltre trent'anni, ma non è mai stata riconosciuta ufficialmente come branca della medicina; i chiropratici infatti potevano operare nell'ambito di strutture sanitarie, occupandosi però di persone inviate da colleghi «riconosciuti».
Si sente molto parlare di medicina alternativa e si può dire che ne faccia parte la chiropratica: una scienza medica che si avvale di metodiche manuali riabilitative, fondata nel 1895 dal canadese D.D. Palmer che riuscì, mediante un intervento manuale sulla colonna vertebrale, a restituire l'udito a un uomo diventato sordo in seguito a un trauma della colonna stessa. È quindi uno specifico intervento manuale a livello vertebrale che ha l'intento di correggere alterazioni e modificazioni dei rapporti articolari. Derivato dal sostantivo «cheiropraktiko», che significa terapia manuale, ha origini dall'antica Cina.
Secondo la teoria della chiropratica, la colonna vertebrale e il sistema nervoso sono strettamente collegati. Nella colonna, infatti, passano tutti i nervi che collegano il cervello agli organi e alle articolazioni: è proprio il midollo spinale a trasmettere al resto del corpo gli ordini impartiti dal cervello e a gestire movimenti, funzioni e percezioni controllati dal sistema nervoso. Quasi tutti i sintomi dolorosi della colonna vertebrale, quali la lombagia, le cefalee legate a problemi della cervicale, la dorsalgia, sono indicati per questa terapia. In genere l'80 per cento dei pazienti ha benefici dalla chiropratica. Molto spesso, però, i pazienti si rivolgono a questa scienza dopo avere provato per anni varie terapie.
Se tutte le persone che per motivi di lavoro sono sottoposte quotidianamente agli stessi movimenti e ad atteggiamenti posturali errati venissero curate dalla chiropratica preventivamente, si eviterebbero molti danni all'organismo e al sistema nervoso.
La maggior parte dei paesi industrializzati, tra cui gli Usa, il Canada, l'Australia, la Gran Bretagna, i Paesi Scandinavi e la Svizzera, ha ufficialmente legalizzato da diversi anni questa professione. Nonostante ciò, due grandi nazioni come l'Italia e la Francia non le hanno ancora riconosciuto il diritto di entrare a far parte del sistema sanitario pubblico.
Elisabetta Castellini