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LA FRANCIA CONTRO IL CROISSANT

 

È come gli spaghetti per l'Italia o il wurstel per la Germania o l'hot dog per gli Stati Uniti: un simbolo alimentare.

 

Questo è il croissant per la Francia. Ed ora il suo paese d'origine gli fa la guerra. Infatti, oltralpe, si è scatenata una vera e propria battaglia contro la brioche, la quale inizia a scarseggiare nei famosi café parigini. I motivi sembrano essere di vari tipi. Innanzitutto si rimprovera al croissant di essere troppo grasso: in tempi di lotte planetarie contro l'obesità non c'è spazio per un dolce costituito per il 50 per cento di materia grassa; il suo principale ingrediente è infatti il burro, che lo differenzia, tra l'altro, dal nostro cornetto. Meglio allora prodotti dietetici e salutari. Vi è poi la questione della produzione; infatti fare un buon croissant non è così facile come può sembrare: fondamentali sono la lavorazione, i tempi di cottura e altri trucchi che lo rendono così soffice e appetitoso; segreti che sono tramandati da fornaio in fornaio, ma che iniziano a trovare sempre meno giovani pronti a coglierli: giovani, invece, sempre più disposti a prenderli già congelati e a metterli semplicemente nel microonde. Il terzo motivo è frutto anch'esso della particolare e minuziosa preparazione: una delle riconosciute qualità del croissant è sempre stata, fino ad ora, la sua capacità di conservarsi a lungo; certo è meglio mangiarlo appena uscito fragrante dal forno, ma anche dopo un po' di tempo si conserva bene: qualità però non più apprezzata dai venditori, che magari lo vedono ammassarsi nelle loro vetrine e che preferiscono vendere tutto e subito. Chi salverà il gustoso croissant? E i sostenitori della baguette, altro orgoglio nazionale, già tremano, pensando che il tipico pane faccia la stessa fine della tipica pasta dolce, in questo mercato sempre più veloce e globalizzato.

Lakshman Momo

 

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