Tutti ne tessono le lodi, noi compresi; è il sito di e-commerce, il commercio elettronico che usa internet, più grande, famoso e utilizzato al mondo; ha rivoluzionato il modo di acquistare prodotti di ogni genere: prima si andava per negozi alla ricerca della merce desiderata, ora si accende il computer, ci si collega, si compra e si aspetta; è ormai un colosso economico mondiale quotato in borsa. Ma ha una falla, un buco: può essere manomesso e chi compie quest'azione lo fa per truffare ignari clienti. È quanto dimostrato di recente da due cronisti della «Repubblica» con l'aiuto di un hacker. I due, di nome Marco Censurati e Fabio Tonacci, si sono avvalsi dell'aiuto di un esperto di manomissione di siti internet e hanno scoperto quanto segue. E-bay permette ai clienti che ritiene affidabili di abbellire graficamente la loro pagina attraverso codici e particolari linguaggi di programmazione: consegna loro, quindi, delle chiavi per interagire con la grafica ufficiale. Ma, una volta ottenute quelle chiavi, molti malintenzionati ed esperti utenti le usano per creare una pagina fittizia dove alloggiano delle aste trappola, impossibili da distinguere da quelle vere. E appena un ignaro navigante abbocca all'amo è spacciato: l'hacker, in una pagina parallela, vede tutti i dati del «cliente» e può usufruire del suo account, della sua password, della sua e-mail, del suo codice d'avviamento bancario e di parte delle cifre della sua carta di credito. L'ultimo passo è poi inviare al secondo classificato all'asta una e-mail con scritto che il primo classificato si è ritirato; poi gli si chiede di inviare in un conto corrente la somme per aggiudicarsi l'asta e la truffa è conclusa. Naturalmente l'ignaro internauta non riceverà mai l'oggetto a casa e perderà i suoi soldi. Ed ogni giorno subiscono la truffa decine di migliaia di persone di tutto il mondo. I migliori e più abili truffatori in questo campo? Uno potrebbe pensare a giapponesi o americani e invece no: il primato, sorprendente, spetta ai romeni. Il perché lo spiega il maggiore Edoardo Viti, del comando provinciale della guardia di finanza di Milano: «Sappiamo che sono per la maggior parte romeni» –dice – «che hanno imparato a usare il computer negli anni ottanta quando Ceausescu istituì un programma per lo sviluppo tecnologico nazionale. L'iniziativa creò una generazione di fenomeni del mouse».
Lakshman Momo