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“Governare è far credere” sostenva Machiavelli |
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| La storia si ripete. In questo volume si può respirare quel contesto dal quale per ogni soggetto umano civile e pensoso non può esserci altra soluzione che rifuggire
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La partecipazione alla vita politica , se da una parte educa all'arte della mediazione tra istanze diverse alla ricerca di soluzioni accettabili, dall'altra produce un effetto di disincanto rispetto alle iniziali spinte ideologiche o, se vogliamo, idealistiche. È quanto è accaduto a Giorgio Colomba, per anni impegnato nella sede consiliare di un piccolo comune, che in questo «La po(mono)litica (non) è il mio mestiere» racconta la sua esperienza per concludere che ciascuno agisce per soddisfare le proprie ambizioni più che ricercare il bene comune. Sotto questo aspetto ricorda Bill Clinton quando in «My Life» sottolinea che a Washington su tutto prevale la aspirazione all'esercizio del potere. Scorrendo le pagine del volume si ha modo di ripercorrere vicende che trascendono il microcosmo ambientale da cui scaturiscono le riflessioni dell'autore, il quale ripropone con ammirevole precisione propri interventi su svariati problemi, dalla partecipazione dei militari italiani alle missioni in Iraq alla caduta del muro di Berlino non meno che alla strage di Nassiriya, dalla crisi israelo-libanese ai problemi umanitari dell'area caraibica con un salutare accenno «alle immutabili leggi che regolano l'universo». All'indomani del colpo di stato in Cile, il consiglio provinciale di Roma approvò un ordine del giorno in cui intimava ad Augusto Pinochet di restituire immediatamente il suo paese alle libertà democratiche, ma purtroppo non sortì sul momento alcun effetto e si dubita tuttora che qualcuno in loco abbia mai avuto contezza di un così accorato appello.
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La lettura del libro di Colomba è gradevole sotto ogni aspetto: rivela la ingenua riscoperta di un mondo – quello politico – dove l'impegno dei protagonisti si svolge secondo meccanismi che privilegiano l'istanza pragmatica su quella ideologica. La parte finale del volume presenta, sotto l'invitante titolo «Spuntini», sessanta aforismi di carattere generale e diciassette dedicati alle donne: «In mulier veritas». A parte la dissacrazione grammaticale operata con la sostituzione del nominativo al tradizionale ablativo – sulla scia della futuristica proclamazione del linguaggio libero, in sospensione semantica – e dimenticando le difficoltà di compulsazione dovute alla omissione di un indice (voluta anche questa, immaginiamo), ci piace estrapolare dal Colomba-pensiero la massima che chiude il volume: «Una donna viziosa è peggiore di un uomo vizioso. Una virtuosa, lo è molto di più». Roba da far invidia – sia notato con molto affetto – a Blaise Pascal.
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La politica è il mio mestiere - di Giorgio Colomba - Seneca Edizioni - pp.325 €.19,00 |
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