Questa volta parleremo del restauro degli affreschi della Cappella Sistina. Nel 1508, Papa Giulio II affidò a Michelangelo,l’incarico di decorare a fresco, la Cappella Sistina fatta erigere nel Palazzo Vaticano, da Papa Sisto IV nel 1475. Michelangelo, come riferì il Vasari, accettò malvolentieri l’incarico di decorare la volta della Cappella, in quanto le pareti erano state affrescate alla fine del XV secolo da artisti come Botticelli, Perugino, Cosimo Rosselli, che avevano rappresentato storie di vita di Cristo e di Mosè. Di qui la decisione di completare la narrazione biblica ed evangelica illustrando l’umanità prima della comparsa di Mosè e di Cristo, fino a giungere all’atto della creazione. Egli dipinse il Giudizio Universale sulla volta e sulla parete che sovrasta l’altare, rappresentando gli Ascendenti di Cristo fino ad Abramo, le famiglie Ebraiche in attesa del Messia, le miracolose salvazioni di Israele, i Profeti e le Sibille. Al centro della volta negli spazi delimitati da cornici decorative, sono rappresentate le storie bibliche, putti reggi cartigli,nudi bronzei, medaglioni con episodi sacri e coppie di ignudi. Queste pitture, secondo i tecnici che hanno effettuato il lavoro di restauro, sono state eseguite con la tecnica dell’affresco, usando i colori sia a corpo, sia a velatura liquida. La trasposizione del disegno venne eseguita a spolvero: il contorno del disegno, su di un foglio di cartone, veniva bucato con un ago in modo da permettere il passaggio del pigmento contenuto in un sacchetto di garza, che veniva battuto sulla traccia bucherellata, lasciando le tracce di colore sulla malta fresca. Alcune figure invece, sono state tracciate incidendo il contorno con il manico di un pennello .Il colore usato da Michelangelo era fluido, tanto da risultare quasi privo di spessore. I restauri iniziati nel 1980, hanno rivelato un Michelangelo colorista, sorprendente per la luminosità e la vivacità dei colori. Durante la fase di pulitura, si è potuto constatare che l’artista nell’eseguire quelle immagini, si è avvalso di un tono di fondo che costituisce il colore di base di tutta l’opera. Successivamente, Michelangelo applicò per gli incarnati, una preparazione verde su cui stese prima i toni scuri delle ombre ed alla fine i toni chiari. Le parti in primo piano, furono messe in risalto incidendo il segno del contorno. A restauro ultimato, un dubbio che assalì alcuni studiosi d’arte fu che il lavoro di pulitura eseguito abbia in realtà cancellato, oltre che lo sporco depositatovi nel corso dei secoli, anche i ritocchi, cioè le velature di colore apportate a “secco” dall’artista (come la tempera su pittura asciutta)falsando così le sfumature dei colori originali che, a nostro parere, sono ritornati all’antico splendore.
Loredana Rizzo