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30 / 31 maggio 2008 ore 21,30
 

Antas Teatro Associazione Nazionale Teatro Autonomo Sardo presenta:

IO GUARDO IL MARE

con Mario Umberto Carosi, Stefano Farris
drammaturgia e regia di Pierangelo Pompa
testi inediti di Nicolino Pompa
musiche di Charles Trenet, Jacques Brel, Léo Ferré, Yves Montand
spazio scenico e oggetti Antas Teatro, Mariano Corda

Dalle note di regia:
Ho letto nel libro di un tale che si intende di teatro: “tu sei il figlio di qualcuno”. Un altro, esperto quanto lui, mi ha dimostrato che qualcuno’ non è una metafora, né un pronome soltanto indefinito. E i maestri vanno presi alla lettera. (……)
Ho ricevuto dalla voce di mio padre poesie mai stampate e canzoni mai registrate. Le conservo da privilegiato, così ne ho scelte alcune per provare a farci uno spettacolo. Ho scoperto, come se già non lo avessi saputo, che non era di letteratura che mi stavo interessando, né soltanto di musica leggera, e che quei testi non avrebbero mai potuto essere, per me, il centro di uno spettacolo, ma solo un suo pretesto. Qualcuno, comunque, ascoltando o leggendo queste poesie, soprattutto in questo festoso quarantennale del 1968, potrebbe pensare che lo spettacolo parli di Storia o di Politica. (……)
Dai testi di mio padre, e da alcuni frammenti di biografia personale, emerge ai miei occhi una strampalata genia di lottatori,variamente corazzati di benessere, ideologia,cultura, tecnica o fragilità. Ognuno sa chi è andato più lontano, chi si è tradito di meno, chi si è fatto più male e se una corazza sola bastasse. (……)
Ma il teatro, a volte, è un buon modo per ridiscutere le proprie categorie.
Ed ecco i testi, la biografia, la storia con la s piccola e personale (ma per quanti?), le immagini che ritornano, la rabbia, tutti materiali estremamente personali, portatori di una necessità ineludibile, ma da trasformare in qualcosa che riguardi anche gli spettatori. E soprattutto: i materiali degli attori, le loro azioni, i loro oggetti, con le loro, di storie, tutte da decifrare, tutte da custodire, da raccogliere con l’attenzione di chi disinnesca una bomba e in realtà cerca una tecnica per moltiplicarne la potenza, garantirne la detonazione. Questo pensavo, e questo avevo a disposizione durante le prove. La traccia drammaturgia, la storia da raccontare, non per questo si faceva più chiara.
Se davvero di tutto questo voglio fare uno spettacolo, pensavo,la cosa migliore da fare è prendere queste poche cose e metterle una vicina all’altra, per vedere che succede, verificare scientificamente associazioni e cortocircuiti, per capire, se non la Storia, almeno qualcosa in più di me stesso, di quei mille atti mancati, di quel qualcosa con cui è meglio fare i conti. (……)
Padri, maestri: che ingombrante confusione. Lavorando a questo spettacolo, comunque, ho avuto conferma che hanno questo in comune. Entrambi, li si vorrebbe spesso uccidere, di entrambi si vorrebbe fare l’esatto contrario o, per eccesso di furore, il contrario del contrario. Ma hanno anche una grande differenza:se prendere alla lettera i padri può essere l’errore più facile (soprattutto se fanno i poeti), può fomentare le illusioni più inutili e far arrabbiare inutilmente, prendere alla lettera i maestri è sempre la cosa più difficile, l’ambizione più superba, ma pare che per ammazzarli si cominci così. (……)
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