Addio della Fiat alla patria ingrata

29 gennaio 2014, 21 : 22 Stampa

Addio della Fiat alla patria ingrata

La storica Fabbrica italiana automobili Torino cede il passo alla Fiat Crysler Automobiles con dop­pia quotazione a New York e Milano, sede legale in Olanda e sede fiscale in Gran Bretagna. Dal Lin­gotto fanno sapere che non ci saranno impatti sui livelli occupazionali, compresi naturalmente gli impianti produttivi in Italia e nel resto del mondo. È nato il settimo gruppo automobilistico del pianeta: il premier Enrico Letta plaude da Bruxelles alla conquista di un posto da attore globale, men­tre John Elkan e Sergio Marchionne non trattengono la loro soddisfazione. Più prudente il responsa­bile economico del Partito democratico Filippo Taddei, secondo il quale il trasferimento all’estero stride con la missione produttiva e di investimenti industriali che la Fiat aveva promesso a questo paese. Più esplicito il senatore democratico Massimo Mucchetti, che ha calcolato in duecentoventimila miliardi di lire i finanziamenti statali elargiti negli ultimi quaranta anni alla Fiat, che avendo licenziato altrettanti lavoratori ne ha addossato il costo alla collettività di un miliardo di lire per uno. Per avere una idea delle dimensioni del fenomeno, si pensi che il debito pubblico italiano ammonta grosso modo a duemila miliardi di euro. Entrando nel dettaglio dei tempi presenti, la leader della Cgil Su­sanna Camusso si dice preoccupata che si vadano a pagare le tasse in un altro paese, facendo anche qui una operazione di impoverimento.

 

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