Anna e Dorothy unite per la vita nel nome di Freud

15 marzo 2016, 18 : 06 Stampa

Anna e Dorothy unite per la vita nel nome di Freud

Vincitore nel 2010 del premio Tragos, torna in scena il lavoro di Roberta Calandra con l’interpretazione di Stefania Barca, la partecipazione di Gianni Olivieri e la regia di Edoardo Siravo.  Una scelta che cade in un momento di grande rivincita della psicoanalisi, nella «guerra delle terapie» degli ultimi decenni. Anna Freud visse con Dorothy Tiffany Burlingham per cinquantaquattro anni e abitando con lei e i suoi figli diede vita a una «famiglia di fatto» ante litteram. Le due donne si occuparono insieme di bambini orfani e traumatizzati, fondando asili e orfanotrofi in diversi continenti; eppure lei continuava a sentirsi come una donna che non sa fare abbastanza. Questa è la sua storia. Avrebbe dovuto nascere maschio e invece fu Minerva, «uscita dalla testa di Giove». Era la sesta figlia di Sigmund Freud. Ma, mentre le sue sorelle pensavano al matrimonio, lei inventava la psicanalisi infantile.

«Anna e Dorothy hanno vissuto insieme per tutta la vita»  ̶  dichiara l’autrice  ̶  «occupandosi di bambini senza famiglia in tutto il mondo. E Anna, elaborando gli spunti teorici di suo padre, ha fondato ufficialmente gli studi di psicanalisi infantile. Le due amiche vivevano con i figli di Dorothy, sottratti ad un padre psicopatico e violento che finì per suicidarsi. Il dibattito nazionale sui diritti civili, prima ancora dei suoi esiti parziali, è stato segnato, in modo mortificante, dal pregiudizio, dal luogo comune e dall’ignoranza. Le identità personali, soprattutto sotto il punto di vista delle scelte affettive e sessuali, sono quanto di più delicato, misterioso e soggettivo si possa pensare. L’amore prende mille forme, ma può conservare intatto il suo nome. Anna e Dorothy non hanno lasciato una testimonianza esplicita sulla loro scelta affettiva. Ma vivere insieme un’esistenza, salvare migliaia di vite e scegliere di venire cremate in medesima urna qualcosa significa. Lo stesso Sigmund definiva Anna “ben sistemata” e Dorothy, grazie alla sua amicizia con l’ambasciata americana, contribuì a salvare tutta la famiglia Freud dalla persecuzione nazista. Questo ha permesso a migliaia di bambini soli, malati, psicologicamente instabili di trovare asilo e sostegno, fino a riconquistare quella normalità che la guerra e le circostanze della vita avevano loro negato. Mi sembra un momento particolarmente felice e adatto per raccontare questa storia».

NOTE DI REGIA

Non appena mette piede sulla scena, Anna Freud rimuove i teli che coprono i mobili della vecchia casa di famiglia e spalanca l’armadio della memoria, dal quale estrae una miscellanea di ricordi che vanno a comporre il quadro del suo complesso rapporto con il padre Sigmund, con la madre e le sorelle, con la sua compagna Dorothy e con la sua «gemella rivale», la psicoanalisi, che abbracciò e la rese finalmente madre di moltissimi bambini, nonché degna erede dell’inarrivabile padre. Per accompagnare la sua delicatissima e spietata autoanalisi, abbiamo scelto di assecondare il tempi e i modi della libera associazione, del cammino a ritroso, del flusso di coscienza, puntando la luce lì dove il faro della ragione di Anna decide volta per volta di posarsi. La scarna e ineffabile presenza del fondatore della psicoanalisi completa lo scenario della recherche di Anna, offrendo agli spettatori delle suggestioni sospese che pesano come macigni. [e.s.]

Anna Freud. Un desiderio insaziabile di vacanze. Dal 17 al 19 marzo 2016. Teatro Palladium, piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma. Info: tel. 06 57332772; web: www.teatropalladium.uniroma3.it

Nella foto: Stefania Barca.

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