Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso

4 gennaio 2016, 17 : 13 Stampa

Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso

L’anno appena iniziato sarà inevitabilmente caratterizzato da molteplici sfide. L’Occidente e l’Islam moderato dovranno risolvere alla radice il problema del Califfato ISIS per porre fine al processo di destabilizzazione di tutti i territori coinvolti da una assurda ed atroce guerra condotta falsamente nel nome di un Allah certamente estraneo al Corano. Un processo di destabilizzazione che ha anche l’ambizione di svilupparsi in tutte le Società democratiche ovunque collocate.
L’America, in particolare e non solo, dovrà necessariamente ritrovare un rapporto di reciproca collaborazione con la Russia in grado di consolidare gli equilibri mondiali realizzatisi con la fine della «guerra fredda» che ha caratterizzato alcuni decenni del secolo scorso. L’Europa sarà chiamata definitivamente a rilanciare una originale spinta propulsiva che eviti la sua dissoluzione ideale, economica, sociale, politica sempre più minacciata dai grandi interessi finanziari e da un rigurgito di quel nazionalismo che tanti lutti ha prodotto al Vecchio Continente nel corso della Prima e Seconda guerra mondiale.
L’Italia, ferma restando l’urgenza di reali interventi di crescita che pongano fine al progressivo impoverimento della sua società, ha davanti a sé anche la sfida politica lanciata da Renzi, con l’arroganza e la sicumera che lo caratterizza quotidianamente, per ciò che riguarda il Referendum sulla Riforma costituzionale definendolo un referendum in tutto il suo (presunto) operato. Una sfida del genere fu solo quella sul Referendum tra Monarchia e Repubblica. Anche questa volta, come allora, i cittadini avranno la possibilità di decidere, con il loro voto, le sorti delle proprie Istituzioni democratiche. Gli schieramenti contrapposti saranno fra chi, votando «SÌ», riterrà utile al Paese un cambiamento a favore dell’uomo «solo» al comando, che oggi può essere Renzi, domani chissà, e chi, invece, votando «NO», pur desideroso di ammodernamento, intuisce un pericolo per gli assetti democratici lasciatici dai nostri Padri Fondatori.
Per l’importanza dell’argomento, ci auguriamo una scelta fuori dagli schemi partitici, caratterizzata da valutazioni individuali, razionali, lungimiranti. Noi Popolari per l’Italia aderenti al «Patto di Orvieto» saremo, per cultura, per storia personale, convinti sostenitori del «NO» ad una riforma pasticciata, voluta per esigenze personali di potere da parte di chi l’ha proposta, tipica di una certa sinistra che quando conquista il potere non vuole dividerlo con altri. Tutte queste saranno sfide lunghe, difficili, dove interessi, certo non nobili, giocheranno la loro parte egemone, sostenuti spesso da chi da tempo, attraverso gran parte degli Organi di Informazione, rende debole la Politica e forte la gestione del potere per meglio curare interessi certamente non a favore della comunità, sia essa nazionale che internazionale. Non dobbiamo sottovalutarle o temerle.
Facciamo nostra la famosa frase di un noto rivoluzionario: «Chi lotta potrà perdere, chi non lotta ha già perso». Noi vogliamo lottare.

Potito Salatto

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore dell’articolo è Membro Political Assembly PPE a Bruxelles]
Da Futuro Europa di sabato 2 gennaio 2016

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