Civiltà in frantumi

3 settembre 2015, 15 : 19 Stampa

Civiltà in frantumi

La ripresa autunnale vede il governo impegnato sul fronte delle riforme ed anzi sul piede di guerra trovando sul tema del senato il terreno su cui consumare la resa dei conti con le fronde interne alla maggioranza e precisamente con la dissidenza che nel partito democratico contrasta la leadership del padre padrone Matteo Renzi. Ma le questioni interne ancora una volta si intrecciano con quelle europee e su tutto incombe la grave emergenza delle massicce immigrazioni dalle zone più critiche afflitte dalla guerra e dalla fame. Come se non bastasse l’interminabile arroccamento su asfittiche e distruttive impostazioni contabili, si scatena adesso la bieca negazione dei valori umanitari rifiutando brutalmente l’accoglienza alle masse diseredate che si affacciano ai confini degli stati europei impazienti di respingerle prima ancora di comprenderne le drammatiche esigenze. Quella stessa Ungheria che commosse il mondo nel cinquantasei e quella stessa Cecoslovacchia nell’attuale bipartizione statuale che nel sessantotto conobbe la repressione della primavera di Praga, entrambe sotto lo scacco dei carri armati sovietici accorsi in aiuto fraterno ai loro governi; quella stessa Polonia che dai cantieri di Danzica sollevò un popolo spingendolo verso la conquista della libertà, queste stesse nazioni rinnegano la propria dignità storica accanendosi verso i deboli e gli oppressi che attraversando le loro frontiere null’altro chiedono che quella stessa solidarietà che in tempi non lontani implorarono e ottennero dal mondo intero. La Francia che si fregia dei suoi blasoni rivoluzionari che nell’ottantanove infiammarono il continente chiudendo per sempre il capitolo degli antichi regimi dovunque si annidassero ripiega adesso su posizioni ostili ai profughi accampati sugli scogli di Ventimiglia non meno che a quelli che nei pressi della Manica vorrebbero approdare ai lidi britannici. Caduta con il muro di Berlino la cortina di ferro che bloccava nei propri territori le popolazioni europee orientali si è ormai consolidata la loro presenza in occidente dove in molti casi hanno acquisito condizioni di benessere e soprattutto di libertà. Dove sono più quelle istanze di affrancamento dalle vetuste repressioni e di anelito verso realtà rispettose dei diritti fondamentali di ogni individuo? Si innalzano addirittura dei muri e non fa neanche velo il pudore all’infame marchiatura dei migranti che richiama alla memoria le più odiose forme di discriminazione e di violenza perpetrate nel corso del secondo conflitto mondiale. Va riconosciuto che la Germania di Angela Merkel dimostra una commendevole sensibilità e una netta volontà di segnare una irreversibile cesura rispetto a un passato la cui ripetizione si vuole fermamente scongiurare. L’Europa dei popoli è ormai un miraggio e il patrimonio di civiltà accumulato nei secoli viene distrutto materialmente dagli integralisti islamici e idealmente dagli strateghi politici dei paesi evoluti. Il vecchio continente – sempre più vecchio, sempre meno continente – è pronto ad accanirsi sulle economie nazionali in difficoltà calpestando la volontà popolare che non è mai stata verificata, ma continua a non vedere oltre gli angusti schemi delle regole di bilancio. Movimenti epocali fermentano ed esplodono ovunque, ma qui le preoccupazioni ossessive riguardano le fibrillazioni di borsa e i nervosismi dei mercati.

Lillo S. Bruccoleri

Dal Mensile di settembre 2015

Nella foto: Bryndís Björgvinsdótti, la professoressa islandese che ha lanciato una petizione per offrire ospitalità ai profughi siriani, raccogliendo dodicimila adesioni.

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