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I giorni del leone

Ieri, nel tardo pomeriggio, una notizia del tg annunciava i lanci missilistici di Teheran sulle basi americane in medio oriente ed in particolare su Dubai: centro dell’opulenza occidentale.

Ho subito provato una sensazione di imminente malessere. La stessa di inizio marzo 2020: quelli che dovevano essere gli «anni ruggenti» del XXI secolo divennero invece la catastrofica pandemia del nemico invisibile chiamato Covid 19.

Anni da dimenticare, per riuscire a sopravvivere tuttora serenamente.

Ieri sera ero svogliata e assorta di fronte alla serata finale di Sanremo. Non solo per l’antipatia di Carlo Conti e la burinaggine della Pausini, con la sua inelegante zeppola, ma perché non mi sembrava ci fosse nulla da prendere alla leggera, come alcune sue caratterizzanti canzonette.

Sentivo tutto sottotono, fuori luogo, inappropriato. Nessuna serata chill, come avevo previsto.

Anche oggi le mie sensazioni proseguono in un’avveniristica incertezza.

Ho visto le desolanti immagini dell’aeroporto di Dubai, uno snodo tanto importante per i voli intercontinentali oltre che meta di vacanze all’insegna del lusso patinato.

Ho visto il video del lettore di un tg iraniano che è scoppiato a piangere annunciando la morte dell’ayatollah Alì Khamenei.

Ho ascoltato un podcast di geopop sulla storia dell’Iran che è passato dalla monarchia con lo scià ad una fittizia repubblica teocratica con a capo una figura religiosa che dall’ottantanove (l’anno del secondo centenario della rivoluzione francese) è stata guida suprema in un regime fortemente dittatoriale, in cui la libertà, specialmente per le donne, era diventata un’utopia.

Ciononostante Trump non è Dio o Allah o Buddha o il padrone del mondo intero ed architettare un gesto simile, oltre ad avere la parvenza di un comitato di salute pubblica alla Robespierre. risulta alquanto pericoloso.

Non c’è molto altro da scrivere: i fatti parlano da soli.

Per questo verrebbe voglia di partire verso mete ancora inesplorate, magari sulla luna, nel mare della Serenità, a recuperare senni perduti di popoli che incamerano più rabbia e odio che amore.

Operazione «Roaring lion», cioè leone ruggente che sbrana i cattivi.

Viene da chiedersi se sia proprio Trump il «re della giungla».

Mara Valsania

Nella foto: Maximilien de Robespierre

(Dal quotidiano La certezza del 1° marzo 2026)

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