Il golpe dell’euro

Scricchiolano le istituzioni dell’Europa, colta dal coronavirus in piena crisi economica. Tanto più avvertibile in Italia, dopo – si afferma, con elegante incalzare, in un editoriale apparso sul Dubbio  –  «lustri di debito crescente, reddito stagnante e produttività arrancante». E dove l’àncora di salvezza sarebbe stata la «stabilità» dell’euro. Opinione, questa, non condivisibile. Proprio all’adozione dell’euro – bizzarra moneta senza stato – è infatti riconducibile il malessere economico italiano che ora sarà pesantemente aggravato dalla pandemia a meno che l’Europa non batta, si fa per dire, un colpo.

Vale appena ricordare un solo dato essenziale: l’euro impone una rigidità di cambio mai registrata neppure in regime di gold standard: un euro tedesco varrà per sempre, fino alla consumazione dei secoli, un euro greco o italiano, eliminando quell’ammortizzatore che è appunto la flessibilità del cambio tra diverse economie di Paesi diversi. L’unico modo per assicurare crescita e occupazione in Europa in presenza della predilezione per le politiche deflazionistiche della Germania  (v. James Meade ). La moneta unica esclude ogni alternativa – trattandosi in sostanza di un metodo di governo – a quella soffocante competizione in austerità che deprime i salari, causa il crollo della domanda e porta alla recessione. I lustri dall’adozione dell’euro ad oggi, ne sono passati quattro, dimostrano quel che Milton Friedman  e Joseph Stiglitz (per citare solo altri due premi Nobel) hanno sostenuto, pur da diverse posizioni. Non è davvero una stabilità apprezzabile, a esclusivo beneficio della mercantilista Germania che cresce sul debito altrui (v. Alberto Bagnai). Sarà difficile tornare alla lira, perché è impresa impervia liberarsi da regole adottate da una tecnocrazia estranea al consenso democratico e a beneficio di Berlino.

Ma porsi il problema è laicamente opportuno, come prospettò Paolo Savona, pagando poi per la «colpa» di aver osato pensarci.

L’euro è un dannoso marco mascherato, così voluto con il «golpe» ordito con «fraudolenta astuzia» come dimostrato da Giuseppe Guarino, in aperta violazione del trattato dell’unione monetaria.

No, per nulla «cari» potrebbero essere definiti i vecchi euro che, per una assurda conversione fissata d’ufficio e smentita dal mercato, dimezzarono la capacità d’acquisto degli italiani, penalizzando particolarmente il reddito fisso!

Non si tornerà alla lira, ma davvero «folle» fu il sì all’euro.

Giovanni Corradini

Nella foto: Paolo Savona

Dal quotidiano La certezza di martedì 21 aprile 2020

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