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La ferita di Enzo

Enzo Tortora e il suo terribile errore giudiziario che lo ha portato ad ammalarsi di cancro e poi alla morte, solo un anno dopo essere stato scagionato e dichiarato ufficialmente innocente, non vanno dimenticati.

È un’effigie che ha segnato la storia della televisione italiana. Una funesta svista incisa nelle nostre coscienze.

Il primo settembre, alla ottantaduesima edizione della mostra del cinema di Venezia, è uscita l’anteprima di «Portobello», nuova serie tv di centoventi minuti, diretta da Marco Bellocchio.

La serie, fuori concorso, renderà omaggio al noto presentatore, giornalista e politico genovese che negli anni ottanta spaccò in due l’opinione dei connazionali: tra colpevolisti e innocentisti.

Un po’ come l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, postuma per via di una dicotomica indecisione tra interventisti e neutralisti.

Peccato che qui si trattasse soltanto di un uomo. Tortora non era un camorrista, non era coinvolto in spaccio di sostanze stupefacenti: niente di tutto ciò. Ho ben presente quell’immagine del Tg 1 del 17 giugno 1983, durante il suo arresto a Roma. Ma quest’uomo, condannato a dieci anni di reclusione, si è ammalato gravemente e poi nell’ottantotto è pure crepato, nonostante la sua recente assoluzione.

Il suo arresto fece scoop e quelle immagini di lui in manette sguazzarono come pesci da una trasmissione all’altra.

Fatali errori giudiziari, in altri casi diffamazione, che sono presenti ancora oggi. Sono mali sociali nonostante i tempi attuali siano mutati, anche con il supporto dell’intelligenza artificiale.

È auspicabile che questa serie tv sia informativa e utile per le future generazioni che nulla sanno del presentatore e ignorano le sue paradossali vicissitudini.

La sua storia è stata anche un caso di dissimulato odio mediatico, quasi una congiura scaturita dalla confessione di un camorrista che scambiò una sillaba del suo cognome con quella di un altro: Tortona per Tortora. Un’assonanza letale che dà, ancora oggi, il voltastomaco.

Mara Valsania

Nella foto: Marco Bellocchio

(Dal quotidiano La certezza del 2 settembre 2025)

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