Miscellanea

L’importanza di sapersi stimare

L’autostima è la percezione, la valutazione (positiva o negativa) che diamo di noi stessi e fa riferimento a tre aspetti della nostra personalità: cognitivo, emotivo e comportamentale. A livello cognitivo fa riferimento all’opinione che ognuno di noi si costruisce di sé, sul piano emotivo si riferisce a quello che ognuno di noi prova nei propri riguardi e infine a livello comportamentale riguarda il modo di comportarsi verso noi stessi. Al di là di questi diversi livelli, da dove origina l’autostima? Ne nasciamo già provvisti o veniamo al mondo totalmente privi?

La psicologia, a seconda dei diversi orientamenti, ha fornito delle risposte diverse ma piuttosto simili come punto di partenza: sembra risultino di fondamentale importanza i primissimi anni di vita in cui il cucciolo dell’uomo sperimenta i suoi primi approcci verso una valutazione di se stesso. E il genitore risulta la persona che lo aiuta e lo alimenta in questo percorso.

 Il rapporto che i genitori instaurano con lui funge da input fondamentale per la crescita dell’autostima e dovrà essere costantemente rinforzato positivamente almeno nei primi tre anni di vita, periodo cosiddetto critico, in quanto si forma la personalità. Affinché la nostra autostima cresca in maniera positiva e armonica è quindi necessario che i nostri primi rapporti con le figure di attaccamento siano all’insegna della sicurezza e della fiducia; il cucciolo dell’uomo, come del resto tanti cuccioli di altre specie, inizia a farsi un’idea di sé in base alle risposte di amore e approvazione che i genitori saranno in grado di offrirgli. Più la risposta è positiva, maggiori sono le probabilità che l’autostima cresca e si sviluppi in maniera positiva.

 Lo sviluppo dell’immagine che ognuno di noi ha di se stesso, del proprio valore e del proprio definirsi dipende quindi dal tipo di accudimento ricevuto nel corso dell’infanzia, dalle risposte positive o negative che abbiamo ricevuto dalle nostre figure parentali.

Quando le risposte ambientali non sono positive ma anzi non rispondono al  bisogno innato di trovare rassicurazione e amore, il bambino vive uno stato di frustrazione e si classificherà come un individuo con un’autostima fragile e da adulto sarà una persona alla continua ricerca di conferme del proprio valore (inizialmente nel gruppo dei pari, poi nelle relazioni sociali e lavorative e infine nei rapporti sentimentali); invece, quando la risposta da parte delle figure genitoriali è positiva e carica di amore nell’individuo, si genererà benessere e di conseguenza ne scaturirà un’autostima positiva.

Una volta diventati adulti, cosa possiamo fare se ci accorgiamo che abbiamo una scarsa autostima di noi stessi o comunque un basso livello? Innanzitutto è importante sapere che una bassa autostima è una condizione mutabile e soggetta quindi a trasformazioni: se ci troviamo in questa condizione significa che stiamo trascurando la nostra vera essenza e i nostri reali bisogni. Non sempre, però, si è consapevoli di stimarsi poco una volta diventati grandi; spesso avere poca considerazione di sé non arriva alla coscienza e si maschera dietro alcuni comportamenti sociali quali ad esempio non prendere mai posizione in una discussione o non porsi mai degli obiettivi ambiziosi: la sensazione più forte che si avverte è quella di sentirsi inadeguati in quasi tutto quello che si fa.

Una via di uscita a questi strani e antipatici stati di animo, che tutti noi abbiamo provato almeno una volta nel corso della vita, esiste e consiste nel confronto con un esperto che non farà altro che portare alla luce le capacità, le competenze e i limiti che si hanno. La terapia personale aiuta a dialogare con se stessi in maniera diversa ed efficace nella risoluzione dei disagi. Conoscerne l’origine e individuare i  propri attuali bisogni è un diritto che da adulti è giusto rivendicare per salvaguardare il benessere personale.

Marta Falaguasta

Paolo Turriziani

Related posts

L’ansia della mamma ingrassa il bambino

Lillo.S Bruccoleri

Un drone poliziotto per la sicurezza

Lillo.S Bruccoleri

Un turismo diverso

IL Mensile