L’ottimismo della disperazione

6 settembre 2014, 18 : 18 Stampa

L’ottimismo della disperazione

Il mese di agosto, a parte le anomalie atmosferiche, ha segnato sul piano interno la prima approvazione di una riforma costituzionale subito disconosciuta con accenti pittoreschi da Roberto Calderoli che aveva appena contribuito a vararla; ma l’attività governativa non ha mai conosciuto soste ed è anzi proseguita con una molteplicità di iniziative i cui effetti sono tutti da verificare. Quello che però continua a destare le maggiori preoccupazioni è il contrasto tra l’Occidente e la Russia acceso dalla crisi ucraina, cui si sono aggiunte le cruente minacce provenienti dai gruppi terroristici mediorientali. Dall’una e dall’altra parte si decidono sanzioni che si traducono in condizioni economiche di ulteriore criticità, anche se le prime stime appaiono ancora contenute. Sul fronte energetico invece occorre tener conto delle attuali importazioni europee dalla Russia che per il petrolio ammontano a un terzo e per il gas naturale sfiorano il quaranta per cento. Sul campo delle disastrate regioni in conflitto è scontro armato, nell’Europa orientale non meno che nei territori israelo-palestinesi; ma è fortemente avvertita la necessità di soluzioni politico-diplomatiche che in definitiva convengono a tutti, al di là delle pulsioni estremistiche presenti in ogni contesto. L’autunno è alle porte e, come avviene ormai da decenni, si annuncia caldo e problematico; ma anche denso di aspettative e speranze non sempre confortate dalla realtà pur se dettate dal naturale spirito di sopravvivenza. Si è in attesa dell’intervento della banca centrale europea secondo le intenzioni più volte annunciate da Mario Draghi; si confida nella ripresa del mercato e magari della occupazione. I segnali fin qui sono tutt’altro che rassicuranti; ma, fosse pure come risorsa estrema, può resistere persino un briciolo di ottimismo.

Lillo S. Bruccoleri

Dal Mensile di settembre 2014

Nella foto: Federica Mogherini e Matteo Renzi. Il premier ce l’ha fatta a imporre la responsabile della Farnesina quale alto rappresentante per la politica estera e vice presidente della commissione europea. Adesso la sfida è quella di traghettare il vecchio continente verso una linea politica ed economica comune per parlare ad una sola voce.

 

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