Meno è meglio

Buddha diceva: «Dall’attaccamento sorge il dolore, dal dolore sorge la paura. Per colui che è totalmente libero, non c’è attaccamento, non c’è dolore, non c’è paura». Il cosiddetto non attaccamento è un concetto cardine della pratica dello yoga, del buddismo e di altre filosofie orientali e significa considerare noi stessi contemporaneamente come attori e come spettatori di ciò che facciamo. E qui ci si collega al movimento artistico del minimalismo, oggi di grande attualità e interpretato come stile di vita. Sono tante le blogger o youtubber che lo propagano tramite i social media e video: consiste nel liberarsi il più possibile del superfluo per concentrarsi solo sull’essenziale.

Un esempio pratico potrebbe essere il restyling di una casa dalle modeste superfici. Occorre togliere tutto ciò che la appesantisce: dai vecchi pupazzetti alla polverosa bigiotteria ferma da anni, agli oggetti e chincaglierie inutili accumulati nel tempo, come soprammobili, vecchie riviste, quaderni, dischi, abiti che non si indossano più eccetera. Quindi con scatoloni alla mano addentrarsi in una minuziosa cernita di tutto ciò che si può togliere e buttare nel cassonetto o donare ai più bisognosi. A cosa serve l’accumulo? Nel secolo attuale non è nemmeno più di moda e crea solo quella sensazione oppressiva di non poter più respirare poiché la nostra vista è attorniata da troppi oggetti, molti dei quali invasivi. A decluttering ultimato è probabile ritrovarsi con cantina e solaio stracolmi, ma almeno si proverà una sensazione amplificata di benessere.

Less is more (meno è di più o meno è meglio) è un’espressione diventata celebre nel mondo contemporaneo grazie all’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe: il suo concetto, applicato alla costruzione architettonica e al design, consiste nel raggiungere quel minimalismo formale attraverso la sottrazione, in un processo creativo di inarrestabile ricerca della semplicità. L’unica sua opera realizzata nel dopoguerra è la nuova galleria nazionale di Berlino ovest prima della riunificazione.

Dall’architettura al modus vivendi il passaggio è facilmente traslabile nelle nostre vite. Secondo moderne teorie psicologiche, attraverso la presenza di essenzialità, purezza, eleganza, sobrietà e linearità si può raggiungere una migliore qualità di vita. L’ordine visivo aiuta quello interiore alleviando i pensieri negativi e ossessivi, le angosce martellanti e la vacuità esistenziale. E poi è importante la ricerca dei nostri colori, quelli che fanno sentire viva la nostra vera essenza evitando di schiacciarla in mezzo a macigni. Pensiamo a quali sono i colori che ci fanno stare bene, quelli che osserveremmo per ore, che danno linfa alle nostre ore trascorse fra le mura domestiche.

Una volta compiuto questo certosino ma utile lavoro, potreste sentirvi meglio, ricreando spazi indoor a vostra immagine e somiglianza. A questo punto potrete concentrarvi sul momento presente, magari provando ad ascoltare su youtube qualche rilassante esercizio di mindfullness, con la mente finalmente sgombra da pensieri. La mindfullness è quella forma di meditazione sviluppata a partire dai precetti del buddismo (ma priva di princìpi religiosi) volta a portare l’attenzione del soggetto in maniera non giudicante verso il momento presente. È una pratica molto semplice che rigenera l’organismo nella visione olistica corpo-mente.

Un esercizio consigliato, magari prima di coricarsi, specialmente per i soggetti che soffrono d’insonnia, è il body scan (che si può trovare sempre su youtube): una sorta di immaginaria scannerizzazione guidata del proprio corpo, dai piedi alla nuca, accompagnata da una voce guida dal timbro rilassante, in cui la mente si limita a osservare dall’esterno, priva di pensieri giudicanti su se stessi. Gli occhi sono chiusi, la persona è seduta a gambe incrociate o distesa su un tappetino da yoga o sul letto, in una  stanza ordinata, priva di inutili suppellettili, in uno spazioso e silenzioso ambiente di comfort. Non ci sono elementi disturbanti: c’è solo la pace che ognuno ha creato per il proprio benessere.

Non c’è più il passato con i suoi attaccamenti né la preoccupazione per il futuro, ora più che mai incerto: esistono unicamente gli attimi dell’adesso. Cogliamoli come lo scatto fotografico di un’ape che si posa leggiadra su una foglia.

Mara Valsania

Nella foto: la Neue Nationalgalerie di Berlino

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