Il «Flauto magico» di Mozart incanta il pubblico losangelino. In scena fino al 21 giugno al teatro dell’opera di Los Angeles, può essere apprezzato dagli appassionati di musica e non lo strabiliante allestimento del «Flauto magico» di Mozart, che reimmagina le vicende fiabesche dell’opera austriaca tardo-settecentesca nella Germania degli anni venti.
Ma non si tratta di una pura e semplice trasposizione d’epoca, in quanto lo spettacolo codiretto dal regista australiano Barrie Kosky, dalla regista britannica Suzanna Andrade e dall’animatore gallese Paul Barritt combina brillantemente le gag e la comicità del cinema muto con l’animazione artigianale in 2D
Come da tradizione il pluripremiato maestro newyorchese di origini italo-americane James Conlon (il cui bisnonno, Giuseppe Di Grazia, proveniva dalla Basilicata), nella sua ultima stagione quale direttore d’orchestra presso il teatro dell’opera di Los Angeles ha contestualizzato l’opera mozartiana prima della rappresentazione.
Nel Singspiel – opera mista di parti cantate e recitate in due atti: il «Flauto magico» di Mozart, con libretto del tedesco Emanuel Schikaneder, la cui trama fiabesca si impernia sul salvataggio della principessa Pamina da parte dell’integerrimo Tamino, il quale si innamora della principessa fin da quando ne scorge il ritratto – si trovano molteplici riferimenti alla massoneria, di cui Mozart era membro.
Vanno segnalati i costanti rimandi musicali al numero tre e al numero cinque, entrambi simboli potenti della loggia massonica, il cui fine ultimo era promuovere valori e virtù civiche senza il bisogno di ricorrere alle promesse ultraterrene di paradiso e inferno sulle quali la religione cattolica si impernia.
La genialità di Mozart, però, sta nel precorrere i tempi e auspicare una parità dei sessi, raggiungibile grazie alla forza dell’amore.
Tra i punti culminanti a livello musicale si colloca senz’altro l’aria del soprano di coloratura, la Regina della Notte, personaggio ambivalente della madre di Pamina, interpretata qui dalla russa Aigul Khismatullina.
Il personaggio di Papageno, che parallelamente all’eroe Tamino va alla ricerca dell’anima gemella che troverà in Papagena, rappresenta la spalla comica coinvolta in esilaranti scorribande e ricorda Buster Keaton nell’allestimento losangelino.
Insomma, quest’opera sui generis accontenta sapientemente tutti i palati artistici e si può leggere su più piani simbolici.
Valerio Viale
Nella foto: una suggestiva rappresentazione
(Dal quotidiano La certezza di sabato 20 giugno 2026)
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