Riforma della costituzione: Torniamo allo statuto

17 novembre 2013, 12 : 01 Stampa

Riforma della costituzione: Torniamo allo statuto

Riforma della costituzione: ripristinare integralmente il testo originario del 1948

Le parole sagge del ca­po del­lo sta­to nel tra­di­zio­na­le mes­sag­gio di fi­ne d’an­no so­no sta­te ac­col­te con l’u­na­ni­me ap­prez­za­men­to del­le for­ze po­li­ti­che re­spon­sa­bi­li del pae­se. Sul­le que­stio­ni più im­por­tan­ti può ri­tro­var­si un am­pio ac­cor­do ol­tre gli schie­ra­men­ti di mag­gio­ran­za e di op­po­si­zio­ne, spe­cial­men­te quan­do si vo­glia mo­di­fi­ca­re la car­ta fon­da­men­ta­le che ha ret­to al­la pro­va del­le tur­bo­len­ze po­le­mi­che e ha ga­ran­ti­to un so­stan­zia­le e­qui­li­brio tra i di­ver­si po­te­ri. O­ra il pre­si­den­te del con­si­glio an­nun­cia u­na sta­gio­ne di ri­for­me che do­vreb­be di­spie­gar­si lun­go l’ar­co del due­mi­la­die­ci e por­ta­re a un co­strut­ti­vo rin­no­va­men­to.

An­co­ra u­na vol­ta si par­la di ri­for­me e an­co­ra u­na vol­ta le si con­tor­na del ve­lo del so­spet­to che ser­va­no pri­ma di tut­to a ga­ran­ti­re la po­si­zio­ne per­so­na­le del pre­mier met­ten­do­lo al ri­pa­ro dal­le in­si­die giu­di­zia­rie tan­to fre­quen­ti nel suo cam­mi­no. Più in ge­ne­ra­le, si pro­fi­la u­na tra­sfor­ma­zio­ne del­lo sta­to nel sen­so di at­te­nua­re il ruo­lo del par­la­men­to e di po­ten­zia­re quel­lo del go­ver­no in no­me del­la ef­fi­cien­za e snel­lez­za com­ples­si­va del si­ste­ma. Sa­reb­be per­si­no ba­na­le os­ser­va­re che i li­vel­li mas­si­mi di fun­zio­na­li­tà si rag­giun­go­no in si­tua­zio­ni au­to­ri­ta­rie che non de­vo­no scon­ta­re con­di­zio­na­men­ti de­mo­cra­ti­ci di sor­ta. Al di sot­to di que­sta so­glia e­stre­ma pos­so­no tut­ta­via o­pe­ra­re dei mec­ca­ni­smi che ga­ran­ti­sca­no il con­trol­lo del­l’e­se­cu­ti­vo sen­za pa­ra­liz­zar­ne l’at­ti­vi­tà.

Ap­pe­na due an­ni fa si ce­le­bra­va­no i ses­san­ta an­ni del­la co­sti­tu­zio­ne, du­ran­te i qua­li non vi è sta­to mo­men­to in cui non si sia pen­sa­to di cam­biar­la; ma ciò non è av­ve­nu­to se non per qual­che a­spet­to par­ti­co­la­re. U­na pro­vo­ca­zio­ne al­lo­ra può es­se­re quel­la di sug­ge­ri­re u­na ri­for­ma ra­di­ca­le con­si­sten­te nel ri­pri­sti­no in­te­gra­le del te­sto co­sti­tu­zio­na­le en­tra­to in vi­go­re il pri­mo gen­naio del qua­ran­tot­to. A­vrem­mo al­lo­ra u­na ca­me­ra dei de­pu­ta­ti e­let­ta per cin­que an­ni e un se­na­to per sei, con la con­se­guen­za di tro­var­ci a bre­ve con le e­le­zio­ni di mez­zo ter­mi­ne co­me ne­gli Sta­ti U­ni­ti d’A­me­ri­ca; un man­da­to di do­di­ci an­ni per i giu­di­ci co­sti­tu­zio­na­li che li al­lon­ta­ne­reb­be di più dai mu­ta­men­ti del qua­dro po­li­ti­co. E, dul­cis in fun­do ma so­lo re­si­dual­men­te, il ri­tor­no del­la im­mu­ni­tà par­la­men­ta­re e del­la pro­te­zio­ne giu­ri­sdi­zio­na­le dei mi­ni­stri che da so­lo ri­sol­ve­reb­be quel­lo che og­gi pa­re il pro­ble­ma dei pro­ble­mi.

 

Lillo S. Bruccoleri

(gennaio 2010)

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