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Abbiamo più tempo perché in genere aumenta la nostra aspettativa di vita e, insieme, tende ad abbassarsi l’età a cui si va in pensione.

La tabella seguente riporta per dieci nazioni significative e per la media mondiale: aspettativa di vita, popolazione 2010 e 2026, età pensionabile e natalità.

 

NAZIONE Aspettativa di vita  alla nascita (anni) Popolazione

2010 (milioni)

Popolazione

2026

Età pensione

(anni)

Natalità

Nati %/anno            

Congo   66       68     116  60    4,4
Russia   73     143     143   63    1,13
Brasile   76     193     214   65    2,28
USA   78     309     349   60    1,28
Cina   79   1351   1413   55    1
UK   81       62       70   67    1,13
Italia   84       60       59   67    0.7
Corea Sud   84       49       48   60    0,68
Giappone   86     128     122   65-70    0,7
Mondo   75   6844   8300    1,75

 

Quasi ovunque sta crescendo la percentuale degli anziani nella popolazione generale e aumenta il divario: i ricchi vivono dieci-quindici anni più a lungo e in migliori condizioni di salute dei cittadini con redditi più bassi.

La natalità di sostituzione (popolazione stabile) si verifica quando in media ogni donna ha 2,1 figli.

In Africa la natalità è di 4 figli/donna cui consegue una crescita della popolazione del 2 per cento annuo (raddoppio in 35 anni); in Oceania ogni donna ha 2,1 figli (popolazione stabile). Negli altri continenti la popolazione diminuisce più o meno lentamente.

Non è più da temere il rischio di sovrappopolazione che taluno considerava imminente negli anni settanta.

Oggi, meditando sulla penultima riga della tabella, si parla paradossalmente di una futura sparizione del Giappone!

Denatalità e incremento dell’aspettativa di vita tendono a creare società in cui pochi lavoratori giovani generano un Pil (prodotto interno lordo) crescente adeguato a mantenere un numero crescente di pensionati anziani.

L’incremento continuo del Pil esige, però, un flusso continuo di invenzioni e progressi scientifici che notoriamente sono originati in larga maggioranza da tecnologi e ricercatori giovani: Edison creò a Menlo Park il suo laboratorio quando aveva trenta anni.

I matematici innovatori producono teoremi e costrutti epocali che costituiscono svolte significative intorno o prima dei quaranta anni.

Il matematico Pierre de Fermat nel 1637 (a trentasei anni) scrisse in margine a una copia latina dell’Arithmetica di Diofanto l’enunciato del suo famoso «ultimo» teorema: non esistono tre numeri interi a, b e c che soddisfino l’equazione

a^n + b^n = c^n

per n intero e maggiore di 2.

Fermat aggiunse alla sua nota che aveva trovato una mirabile dimostrazione del suo teorema, che non riportava perché era lunga e non entrava in quel margine.

La sua asserzione è ritenuta falsa.

Per 350 anni matematici famosi tentarono senza successo di ricostruire quella prova.

Finalmente ci riuscì – con sette anni di lavoro – nel 1995 (129 pagine pubblicate in Annals of Mathematics), con l’aiuto di Richard Taylor, il matematico britannico Andrew Wiles (nato nel 1953) che fu onorato con il premio Abel, con il cavalierato (titolo di Sir) e ricompensato con una borsa di cinquantamila dollari.

Roberto Vacca

Nella foto: Andrew Wiles

Dal quotidiano La certezza di sabato 1° agosto 2026

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