La fisarmonica

24 dicembre 2014, 21 : 49 Stampa

La fisarmonica

Quando non si sa, ma viene dato per certo che il presidente è prossimo a lasciare il campo libero al successore tirandosi da parte. Di presidenti ridonda il paese: dall’associazione sportiva all’assemblea di condominio, per non parlare dei vari livelli istituzionali e delle numerose organizzazioni pubbliche e private, si può dire che la categoria annovera una moltitudine di personaggi che possono fregiarsi del titolo. Ma il presidente per antonomasia è uno solo ed è il capo dello stato che tutti ci rappresenta. Se fossimo un’orchestra sarebbe lui a dirigerla per ricavare l’armonia anche da una formazione sgangherata e divisa dove ognuno suona per sé senza preoccuparsi troppo del risultato complessivo. Ed è a lui che spetta il compito, per quanto ingrato, di fare rispettare ai tanti interpreti lo spartito che nel nostro ordinamento ha un nome preciso e si chiama costituzione della repubblica.

Si usa normalmente la metafora della fisarmonica per spiegare l’elasticità dei poteri presidenziali che si dilatano o restringono a seconda delle necessità. E Giorgio Napolitano è stato rieletto proprio per fronteggiare un periodo tra i più difficili e complessi della nostra storia che non accenna a finire nonostante gli ottimismi di facciata. Gli è stato chiesto un sacrificio per il bene comune e lui lo ha accettato sfidando i limiti naturali dell’età avanzata; prima di lui addirittura un pontefice si era ritirato pur avendo un paio d’anni di meno. Sapremo qualcosa di più dalla sua stessa voce nel tradizionale messaggio alla nazione e qualunque cosa dica non si potrà che essergli grati. L’atto formale delle dimissioni costituirà un elemento di certezza davanti a un futuro ricco di incognite, tra le quali astrattamente è possibile immaginare prospettive di benessere e felicità.

Lillo S. Bruccoleri

Dal Rugantino n. 13077

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