La signora con la lanterna

A quanti è stato detto, specialmente a noi del genere femminile, di essere affetti dalla cosiddetta «sindrome della crocerossina» per portare avanti relazioni sentimentali malate o amicizie altrettanto malsane? Rapporti che si basano sul bisogno inconscio di dare assistenza ai più deboli scambiando questo per amore quando invece è qualcos’altro: forse un calesse, direbbe Massimo Troisi, ricordando un suo vecchio film. Ma, lasciando in disparte questioni da risolvere adagiati su una chaise longue nello studio di uno psicanalista, è doveroso sottolineare che la succitata sindrome viene anche più finemente denominata sindrome di Florence Nightingale, la fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna.

Florence nasce nel capoluogo toscano il 12 maggio 1820, sotto il segno del toro, in una ricca famiglia borghese britannica e deve il suo nome alla città in cui fu messa al mondo. Per ricordare il bicentenario della sua nascita, prima della pandemia l’assemblea mondiale della sanità aveva proclamato l’anno internazionale dell’infermiere e dell’ostetrica. Grandi sarebbero state le celebrazioni in onore di questa donna dal cuore d’oro che si prodigava ad assistere i feriti, giorno e notte, durante la guerra di Crimea (da cui il soprannome «signora con la lanterna») e si dedicò allo studio in campo sanitario, seguendo le orme del padre, l’epidemiologo William Edward Nightingale, diventando in seguito una leggendaria infermiera, nonostante all’epoca quella missione non fosse così stimata.

Nel 1860 fondò a Londra la  Nightingale training school e di lì a poco scrisse il libretto Notes on nursing (Note sull’infermieristica), destinato ad essere una colonna portante del curriculum delle scuole infermieristiche. Grazie alle sue capacità diplomatiche nel trattare con politici e luminari del suo secolo, contribuì a far sorgere i servizi sociali inglesi ed ispirò Mr. Dunant per la creazione della Croce rossa internazionale. Dopo la sua dipartita alla ragguardevole età di novanta anni è ancora oggi venerata dalla scuola anglicana come una vera eroina dell’altruismo: quell’abnegazione verso il prossimo che può spingersi fino al sacrificio.

Quest’anno sarebbero stati veramente tanti i festeggiamenti in sua memoria, specialmente nel campo dell’arte nella sua amata Inghilterra, tutti rimandati, manco a volerlo, a causa dell’emergenza sanitaria del virus, tranne uno in versione web. Si tratta della mostra online Nightingale in 200 objects, people & place (Nightingale in 200 oggetti, persone e luogo) per raccontare la figura della prima infermiera al mondo in tutte le sue sfaccettature: donna, leader, statista, icona della cultura pop e anche promotrice di teorie mediche.

Proprio per sottolineare l’importanza del servizio infermieristico così stremato in questo difficile periodo storico ricordiamo una celebre frase di Florence: «Se un paziente ha freddo, ha la febbre, è svenuto, è malato dopo aver assunto cibo o ha male a causa del letto, generalmente non è colpa della malattia ma dell’assistenza infermieristica». E pensare che proprio lei, già ai suoi tempi, aveva compreso l’importanza dell’igiene e di lavarsi con frequenza le mani e magari anche il viso.

Mara Valsania

Nella foto: Henrietta Rae, La signora con la lanterna (particolare)

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