Il ritorno del vate

Si è svolto domenica 20 giugno l’evento di riapertura per il centenario del Vittoriale: la lussuosa ed eccentrica dimora del poeta vate Gabriele D’Annunzio, nato a Pescara nel 1863.

Era infatti il febbraio del 1921quando il vate dal look un po’ dandy si recò sul lago di Garda pronunciando le seguenti parole: «Sento che è là che il mio destino mi spinge ad abitare». Si trattava di una villa ricavata da una casa colonica sita a Cargnacco, nel comune di Gardone Riviera, sulla riva bresciana del lago.

Il poeta del decadentismo e dell’estetismo, ricordato per il suo «vivere inimitabile» (citando le sue stesse parole), scelse Gian Carlo Maroni quale architetto di fiducia per la realizzazione della sua villa monumentale, poi denominata «Vittoriale degli italiani». Entrò ad abitarci in seguito alla delusione dell’esperienza di Fiume e ci rimase fino alla morte avvenuta nel 1938, conducendo una vita ritirata e solitaria, ma sempre mantenendo un atteggiamento di esaltazione del proprio io traslata all’interno di piazze, vie, opere d’arte, pezzi di storia, edifici e nella sua stessa dimora. Nel 1930, in atto di donazione del Vittoriale al popolo italiano, D’Annunzio scriveva: «Tutto qui è una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore…  tutto qui mostra le impronte del mio stile».

Dopo un secolo, il lussuoso complesso monumentale, dall’estensione di ben nove ettari, appare completamente rimesso in piedi e recuperato proprio secondo la volontà del vate. Merito del presidente della Fondazione Vittoriale Giordano Bruno Guerri che ha portato a termine il progetto «Riconquista» il cui obiettivo è stato raggiunto: il restauro e la riapertura di tutti gli spazi aperti ai visitatori. Tra essi spiccano le vallette, il Laghetto delle danze, del canile, dell’arengo, la creazione dei musei D’Annunzio segreto e D’Annunzio ritrovato. Ed infine L’automobile è femmina, poiché fu proprio D’Annunzio, con la sua magistrale conoscenza della lingua italiana, che, contrapponendosi ai futuristi, ne scelse il genere. In una lettera di risposta all’avvocato Gianni Agnelli per ringraziarlo del dono di una stupenda Fiat 509 cabriolet il poeta scriveva: «L’automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza»…

Altra tappa fondamentale nel percorso tra le vie e le piazze del Vittoriale è il completamento dell’anfiteatro, ora in marmo rosso di Verona, grazie al recente contributo della regione Lombardia. Inoltre la riapertura di diverse piazzette anche passando dallo Sva, il famoso aereo con cui l’eclettico poeta volò su Vienna nel 1918.

Il Vittoriale ospiterà anche due mostre. Una è «Cento anni del Vittoriale», sempre a cura di Giordano Bruno Guerri, che descrive un D’Annunzio differente, dedito alla meticolosa cura della sua cittadella sempre in collaborazione con il giovane architetto trentino Giancarlo Maroni, con il quale realizzò dei veri e propri capolavori di stile ed originalità. L’altra, in coincidenza con i settecento anni dalla morte del sommo poeta, si propone di evidenziare la correlazione tra le opere dantesche e la società odierna.

Ma una vera chicca, che non si può omettere, nata dal connubio tra la volontà eccentrica del vate e la bravura dell’attento Maroni, è  la Nave Puglia, anch’essa protagonista della prima guerra mondiale, ora incastonata nella collina con la prua protesa verso il lago di Garda: come solcasse ancora le acque dell’Adriatico…

Mara Valsania

Nella foto: busto di D’Annunzio al Vittoriale

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