San Domenico e le serpi a Cocullo

22 aprile 2016, 11 : 27 Stampa

San Domenico e le serpi a Cocullo

Domenica 1° maggio il vescovo di Valva e Sulmona partirà con la processione dal santuario del santo e arriverà alla chiesa della Madonna delle grazie di Cocullo, il piccolo paese in provincia dell’Aquila che è ormai internazionalmente conosciuto per la festa di san Domenico, un rito  tra i più antichi d’Italia. Coculum Oppidum, come cita Strabone, ha origini di fortezza romana che a un occhio preparato non sfuggono tra le stradine medievali del borgo. San Domenico (nato a Colfornaro, vicino a Foligno, nel 950), passando in questa bellissima conca di montagne, fece diversi miracoli; ma il più grande è, per noi cocullesi, questa tradizione che da tutto il mondo, ogni anno, attira tante persone. Non voglio parlarvi delle origini, della storia (insigni antropologi e storici lo fanno), ma scrivere dell’esperienza che si vive quando si viene a Cocullo. Dalla mattina presto incontrerete tanti serpari, ragazzi con in mano serpenti non velenosi, che vi inviteranno a toccarli; anche se molti di voi hanno paura, come per incanto, solo in questo posto, per queste vie, quella paura lascerà il posto alla curiosità e toccherete un serpente, poi lo prenderete e vorrete farvi la fotografia perché… avrete vinto il timore!

Parlare con una persona attaccata a voi nella ressa, che vive dall’altra parte del mondo e che ha gli stessi vostri timori, non vi farà sentire soli; la folla aumenterà e man mano che si avvicinerà mezzogiorno la piazza sarà stracolma. Ora i serpari attendono davanti al sagrato; la tensione è forte: tutti aspettano che esca il santo. I serpari più abili avranno catturato tante serpi. È finita la messa, dall’altoparlante non si sente più la voce del vescovo Angelo Spina. Ecco: è il momento dei serpari. Sui loro volti la tensione. La statua inizia a uscire dalla chiesa; improvvisamente i portatori la abbassano e i serpari iniziano a porre sulle spalle del santo i serpenti. Ogni serparo ha in quei momenti un batticuore; la sua offerta è la più sofferta: è andato a cercare il serpente tra le pietre e gli spini e ora finalmente è lì, davanti a san Domenico, porge le sue serpi e gliele offre… Guardate il volto di questi uomini che si confrontano con il divino… In questo momento sono alla stessa altezza… Provate a pensare cos’hanno nell’anima e lo sentirete.

Quando tutti i serpari hanno fatto la loro offerta, i portatori alzano la statua. In questo preciso momento vedrete l’unico santo al mondo che ha per manto un groviglio di serpi vive… Gli occhi dei ragazzi sono lucidi: in questo istante con loro ci sono i padri, i nonni…  nonni dei nonni e san Domenico, una volta ancora, si alza sulla folla di un mondo sofferente e alienato per vincere tutto quello di cui ognuno di noi ha paura.

Io sono cocullese, vivo a Roma e ogni volta che vado per la festa rinnovo la mia forza, cambio la pelle, come il serpente, e parlo con gente che non è del posto e in questa esperienza vive una dimensione nuova, autentica, di un’umanità profonda. Trovarsi a Cocullo, a San Domenico, significa ascoltare in sé le mille campane di opposte sensazioni; si avvertono brividi di origine ancestrale e la parte misteriosa del nostro essere si squarcia per aprire nuove direzioni di indagine in noi stessi.

Quando la statua rientra i pellegrini della compagnia di Atina e di Sora intonano l’addio e iniziano a indietreggiare, salutando il santo senza mai voltargli le spalle, secondo l’antico rituale medievale. La fede che spinge queste persone ogni anno, da secoli, a far questo è in questi momenti tangibile: tutti la sentono, anche gli atei perché diviene valore assoluto sui loro volti. Per me e per i cocullesi è questo il momento dell’addio: la festa finisce, ma resta nel cuore una grande forza a cui ognuno attingerà nei momenti difficili.

Auguri, specialmente a chi è lontano. Se verrete un giorno, attingerete a una nuova fonte che vi darà la forza per superare gli ostacoli della vita. Buon San Domenico a tutti!

Patrizia Manni  

Nella foto di Daniele Risio: serpe in primo piano su una immagine sfumata di Cocullo.

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